Parameterizations of the Hubble Constant: Logarithmic vs Power-Law Expansion from the Binned Master Sample of SNe Ia

Questo studio confronta le parametrizzazioni logaritmica e a legge di potenza della costante di Hubble utilizzando un campione binnato di supernove Ia, rivelando che, sebbene coerenti a bassi redshift, le due forme divergono significativamente alle epoche primordiali, con la parametrizzazione logaritmica che prevede un annullamento della costante a un redshift finito mentre quella a legge di potenza tende asintoticamente a zero.

Maria Giovanna Dainotti, Avik Banerjee, Andre' LeClair, Giovanni Montani

Pubblicato 2026-03-04
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Immaginate l'universo come un gigantesco palloncino che si sta espandendo. Per misurare quanto velocemente si sta gonfiando, gli scienziati usano un "metro" chiamato Costante di Hubble (H0H_0). È un po' come misurare la velocità di un'auto: se guardate l'auto vicina (l'universo recente), sembra andare a una certa velocità; se guardate le tracce lasciate dall'auto quando era appena partita (l'universo antico, subito dopo il Big Bang), sembra che stesse andando a una velocità diversa.

Questo è il cuore del problema che questo studio affronta: la "Tensione di Hubble". È come se due orologi molto precisi, uno che guarda il presente e uno che guarda il passato, dessero orari diversi. Gli scienziati non sanno quale dei due sia "sbagliato" o se il problema sia nel modo in cui misuriamo.

Ecco cosa hanno fatto gli autori di questo studio, spiegato in modo semplice:

1. Il Grande Esperimento: 20 "Fotogrammi" dell'Universo

Invece di guardare l'universo come un blocco unico, gli scienziati hanno preso un enorme archivio di esplosioni stellari chiamate Supernove di Tipo Ia (che sono come "fari standard" nell'universo, perché sappiamo quanto sono luminose). Hanno diviso queste esplosioni in 20 gruppi (o "bin"), basandosi su quanto sono lontane da noi.

  • L'analogia: Immaginate di guardare un film a scatti. Invece di guardare l'intero film in una volta, hanno analizzato 20 fotogrammi specifici, dal più recente (vicino a noi) a quello più lontano (nel passato).

2. Due Modi per Descrivere la Velocità

Per capire se la velocità di espansione cambia nel tempo, hanno testato due "ricette" matematiche diverse:

  • La Ricetta Logaritmica (Il "Freno Progressivo"): Immaginate di guidare un'auto che frena dolcemente. Più il tempo passa (o più andate indietro nel tempo), più la velocità cambia in modo che sembra seguire una curva matematica specifica. Questa ricetta suggerisce che l'universo potrebbe avere un limite massimo di velocità nel passato remoto, come se si fermasse prima di arrivare al Big Bang.
  • La Ricetta a Potenza (Il "Decadimento Lento"): Questa è come una candela che si consuma. Più andate indietro nel tempo, più la velocità cambia, ma in modo che si avvicina allo zero molto lentamente, senza mai fermarsi completamente fino all'infinito.

3. Cosa Hanno Scoperto?

Ecco la parte magica:

  • Nel "vicino" (Universo recente): Le due ricette danno risultati quasi identici. È come se guardaste un'auto da 100 metri di distanza: sia che usiate la ricetta A che la B, vi dicono che va a 100 km/h. Non c'è modo di distinguere quale sia quella giusta guardando solo il presente.
  • Nel "lontano" (Universo antico): Qui le due ricette iniziano a divergere. Se provate a estrapolare le formule fino al momento del Big Bang (o anche prima, durante l'inflazione cosmica), la "Ricetta Logaritmica" dice che l'universo aveva un limite fisico e non poteva essere più vecchio di un certo punto. La "Ricetta a Potenza" invece dice che l'universo potrebbe essersi espanso da un punto infinitamente piccolo senza quel limite.

4. Il Messaggio Chiave

Il paper ci dice che attualmente non possiamo dire quale delle due ricette sia quella giusta basandoci solo sui dati delle supernove che abbiamo oggi. Sono entrambe valide per l'universo che vediamo.

Tuttavia, c'è una differenza fondamentale nel futuro (o meglio, nel passato remoto):

  • Se la ricetta logaritmica è quella giusta, potrebbe risolvere il mistero del "Big Bang" suggerendo che l'universo non è nato da un punto di densità infinita (una singolarità), ma da uno stato minimo di contrazione, evitando il "buco nero" matematico del Big Bang.
  • Se la ricetta a potenza è quella giusta, allora il Big Bang classico (con la sua singolarità) è corretto.

In Sintesi

Gli scienziati hanno preso i dati migliori che abbiamo (le supernove) e hanno detto: "Per ora, le due teorie sono come due mappe che mostrano la stessa città. Ma se proviamo a disegnare la mappa fino ai confini del mondo (il Big Bang), le due mappe ci portano in posti diversi."

Questo studio non risolve ancora la tensione di Hubble, ma ci dice che per capire davvero come è nato l'universo, avremo bisogno di guardare più lontano nel passato, usando nuovi "fari" come i lampi di raggi gamma o i buchi neri, per vedere quale delle due "ricette" matematiche regge il confronto con la realtà cosmica.