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Probing the γ\gamma-ray emission region and the connection to jet ejections in NRAO 150 with VLBI

Questo studio utilizza osservazioni VLBI multi-epoca a 43 GHz del blazar NRAO 150 per dimostrare che i suoi flare di raggi γ\gamma sono temporalmente legati all'espulsione di nuove componenti del getto e sono prodotti a valle del core VLBI all'interno di una configurazione di campo magnetico toroidale.

Autori originali: L. C. Debbrecht, G. F. Paraschos, E. Ros, I. Agudo, T. P. Krichbaum, H. Müller, S. G. Jorstad, A. P. Marscher, M. A. Gurwell, J. A. Zensus

Pubblicato 2026-08-19
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Autori originali: L. C. Debbrecht, G. F. Paraschos, E. Ros, I. Agudo, T. P. Krichbaum, H. Müller, S. G. Jorstad, A. P. Marscher, M. A. Gurwell, J. A. Zensus

Articolo originale sotto licenza CC BY 4.0 (http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/). Questa è una spiegazione generata dall'IA dell'articolo qui sotto. Non è stata scritta né approvata dagli autori. Per precisione tecnica, consulta l'articolo originale. Leggi il disclaimer completo

Nel profondo dell'universo, ben oltre la nostra galassia, si trovano i motori più energetici conosciuti dalla scienza: buchi neri supermassicci che si nutrono attivamente di gas e polvere circostanti. Mentre consumano questo materiale, non lo inghiottono semplicemente interamente; al contrario, lanciano potenti getti di particelle e luce, scagliandoli nello spazio a velocità che si avvicinano a quella della luce. Questi getti, chiamati getti relativistici, sono la fonte della radiazione più intensa del cosmo. Quando uno di questi getti punta quasi direttamente verso la Terra, l'oggetto appare come un blazar, un faro brillante e intermittente che sovrasta intere galassie. Comprendere come questi getti nascano, come si muovano e cosa alimenti la loro incredibile energia è un enigma centrale nell'astronomia moderna. Nello specifico, gli scienziati discutono da tempo dove venga prodotta esattamente la luce ad altissima energia, nota come raggi gamma, all'interno di questi getti. Viene generata proprio accanto al buco nero, o accade molto più lontano, a migliaia di chilometri nel flusso cosmico?

Un team di astronomi ha recentemente rivolto la propria attenzione a un blazar specifico chiamato NRAO 150 per risolvere questo mistero. Situato a miliardi di anni luce di distanza, questo oggetto è particolarmente utile per lo studio perché il suo getto è puntato quasi perfettamente verso di noi, rendendo i suoi movimenti interni più veloci e drammatici rispetto a qualsiasi altra angolazione. I ricercatori hanno trascorso un decennio raccogliendo istantanee ad alta risoluzione di questo getto utilizzando una rete di radiotelescopi distribuiti in tutto il mondo, creando di fatto un singolo telescopio delle dimensioni della Terra. Combinando queste immagini con i dati sulla luminosità dell'oggetto nelle onde radio e nei raggi gamma, sono stati in grado di tracciare la nascita e il viaggio di distinti nodi di materiale che si muovono lungo il getto. Il loro lavoro rivela un legame stretto tra l'espulsione di nuovo materiale e gli scoppi di luce ad alta energia, suggerendo che le esplosioni più violente nel getto non avvengano alla sorgente, ma molto più a valle.

Lo studio si è concentrato su un periodo compreso tra il 2010 e il 2019, durante il quale il team ha osservato NRAO 150 a una frequenza di 43 gigahertz. Questa alta frequenza ha permesso loro di vedere dettagli piccoli quanto pochi miliardi di chilometri, una scala così vasta che un'unica unità di misura sulla loro mappa corrisponde a una distanza di nove parsec. Durante questi anni, hanno osservato l'evoluzione del getto, identificando specifici punti luminosi, o componenti, che si sono formati vicino alla base e si sono spostati verso l'esterno. Hanno scoperto che, mentre alcune di queste caratteristiche si muovevano lentamente, altre venivano espulse con una velocità tremenda. Nel 2014 e nel 2015, due nuovi componenti, che il team ha etichettato come Q4 e Q5, sono stati lanciati dal nucleo. La tempistica di queste espulsioni è stata cruciale. I ricercatori hanno confrontato le date in cui sono apparsi questi nuovi nodi con la storia dell'attività a raggi gamma del blazar, registrata da telescopi spaziali.

I risultati hanno mostrato un legame temporale sorprendente tra il lancio di nuovo materiale del getto e l'emissione di lampi di raggi gamma. I dati suggeriscono che i flare di raggi gamma osservati nel 2014 fossero strettamente legati all'espulsione di questi nuovi componenti. Sebbene l'esatta sequenza degli eventi comporti una certa incertezza a causa dei limiti di misurazione, le prove indicano uno scenario in cui i raggi gamma non sono prodotti alla base del getto, vicino al buco nero stesso. Al contrario, l'emissione ad alta energia sembra originare più a valle, dove il nuovo materiale espulso interagisce con il flusso circostante o subisce un'ulteriore accelerazione. Questa scoperta sostiene l'idea che i processi più energetici in questi getti avvengano nelle regioni estese, a migliaia di chilometri dal motore centrale, piuttosto che nelle immediate vicinanze del buco nero.

Per comprendere la fisica dietro questi movimenti, il team ha anche analizzato la polarizzazione della luce, che rivela l'orientamento dei campi magnetici che attraversano il getto. Nei primi anni delle loro osservazioni, è stata rilevata una luce polarizzata intensa vicino al nucleo. Tuttavia, con il passare del tempo e l'evoluzione del getto, i segnali polarizzati più forti si sono spostati nelle regioni a valle dove viaggiavano i nuovi componenti. L'orientamento di questa luce polarizzata ha formato un modello a ventaglio, che si espande allontanandosi dal centro. Questa specifica geometria fornisce una forte prova del fatto che il campo magnetico nel getto interno sia disposto in una forma ad anello, o toroidale, che avvolge il flusso del getto come una bobina. Una tale struttura magnetica è probabilmente essenziale sia per il lancio del getto che per guidare le particelle che producono i raggi gamma.

Lo studio conclude che l'attività violenta vista in NRAO 150 è un processo dinamico guidato dall'interazione tra il moto del getto e il suo campo magnetico. L'espulsione di nuovo materiale sembra innescare o coincidere con il rilascio di raggi gamma ad alta energia, ma ciò avviene a una certa distanza dal buco nero, non alla sorgente. Mappando il movimento di questi componenti del getto e la struttura dei campi magnetici che li guidano, i ricercatori hanno fornito un quadro più chiaro di come operano questi motori cosmici. Il loro lavoro evidenzia che gli eventi più estremi dell'universo sono spesso il risultato di complesse interazioni che avvengono lontano dalla fonte di energia centrale, ridefinendo la nostra comprensione di come i buchi neri supermassicci influenzino il loro ambiente.

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