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🧠 neuroscience

Multimodal Ganzfeld-induced visual experiences are associated with alongside mental experiences and distinct EEG microstate dynamics

Questo studio dimostra che le allucinazioni visive indotte dal paradigma Ganzfeld multimodale sono collegate a specifici pattern di esperienze mentali concomitanti e a dinamiche di microstati EEG distinte, spesso non lineari, che coinvolgono le reti cerebrali visive, della salienza e orientate verso l'interno, suggerendo il paradigma come un modello prezioso per investigare le allucinazioni correlate alla psicosi.

Autori originali: Wang, X., Pomorin, Y., Peters, E., Erlacher, D., Koenig, T.

Pubblicato 2026-08-31
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Autori originali: Wang, X., Pomorin, Y., Peters, E., Erlacher, D., Koenig, T.

Articolo originale sotto licenza CC BY 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/). ⚕️ Questa è una spiegazione generata dall'IA di un preprint non sottoposto a revisione paritaria. Non è un consiglio medico. Non prendere decisioni sulla salute basandoti su questo contenuto. Leggi il disclaimer completo

Le nostre menti sono costantemente al lavoro, intrecciando le visioni, i suoni e le sensazioni del mondo in una storia coerente. Vediamo un albero, sentiamo un uccello e il nostro cervello organizza istantaneamente questi input in un'immagine stabile della realtà. Questo processo si basa su un flusso costante di informazioni provenienti dai nostri sensi. Ma cosa succede quando quel flusso si interrompe? Quando il mondo intorno a noi diventa una sfocatura di luce e suono immutabili, il cervello non si spegne semplicemente. Al contrario, inizia a generare le proprie immagini e i propri suoni, creando un mondo interiore vivido che sembra reale quanto quello esterno. Questo fenomeno, in cui la mente riempie il vuoto lasciato dalla mancanza di input sensoriali, offre una rara finestra su come i nostri cervelli costruiscono la realtà e su come possano talvolta perdere quella presa, portando a esperienze che altri potrebbero definire allucinazioni.

Un team di ricercatori si è posto l'obiettivo di capire esattamente cosa accade dentro la mente e il cervello durante questi momenti di deprivazione sensoriale. Hanno invitato delle persone in una stanza silenziosa, riempita con un campo uniforme e non strutturato di luce e suono, una configurazione nota come Ganzfeld. In questo ambiente, i bordi netti del mondo abituale si dissolvono in una nebbia morbida e priva di caratteristiche. Mentre sedevano in questo stato, ai partecipanti veniva chiesto di fermarsi e riferire ciò che stavano vedendo e pensando. Essi descrivevano la complessità delle forme visive che apparivano davanti ai loro occhi e annotavano se le loro menti fossero concentrate nel prevedere ciò che sarebbe accaduto dopo, nel notare quando le loro aspettative non corrispondevano alla realtà, o semplicemente nel vagare attraverso vecchi ricordi. Allo stesso tempo, i ricercatori registravano l'attività elettrica dei cervelli dei partecipanti, tracciando come diverse reti su larga scala di neuroni si attivassero in schemi rapidi e mutevoli nel tempo.

Lo studio ha rivelato che, man mano che le esperienze visive diventavano più complesse e dettagliate, anche i pensieri dei partecipanti cambiavano in modi specifici. Questi spostamenti mentali non erano casuali; erano strettamente legati a quattro tipi distinti di pensiero: convinzioni su ciò che veniva percepito, la lotta per prevedere il momento successivo, lo sforzo attivo di aggiornare tali previsioni quando fallivano e la presenza di pensieri non correlati provenienti dal passato. I ricercatori hanno scoperto che l'attività elettrica del cervello rifletteva questi cambiamenti con una precisione sorprendente. Quando le immagini interiori erano semplici, il cervello operava secondo un certo schema. Quando le immagini diventavano complesse e i pensieri più intricati, il cervello passava a un ritmo diverso, spesso non lineare. Questi spostamenti coinvolgevano reti responsabili dell'elaborazione della vista, della rilevazione di ciò che è importante e del rivolgersi verso l'interno dell'attenzione.

I risultati suggeriscono che il cervello non attende passivamente che il mondo gli parli; esso costruisce attivamente la realtà basandosi su un dialogo costante tra aspettativa e input sensoriali. Quando l'input sensoriale viene rimosso, il meccanismo interno del cervello diventa il motore primario dell'esperienza, e il modo in cui esso organizza questi eventi interni segue un percorso distinto e misurabile. Questo lavoro indica che il metodo Ganzfeld fornisce un modello prezioso per studiare come il cervello generi le esperienze, offrendo una visione più chiara dei meccanismi che potrebbero andare storto in condizioni in cui le persone percepiscono cose che non ci sono, come in certe forme di psicosi. Mappando la connessione tra ciò che vediamo nelle nostre menti e il modo in cui i nostri cervelli si attivano, lo studio aiuta a chiarire il delicato equilibrio che mantiene la nostra percezione del mondo stabile e reale.

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