← Ultimi articoli
📄 social_science

Low(er) visibility as a political resource. Italian feminist content creators and strategic multiplatform visibility management

Questo articolo sostiene che le creatrici di contenuti femministe italiane esercitino un'agenzia politica non massimizzando la visibilità, bensì attraverso una "gestione strategica della visibilità multiplatform", in cui utilizzano intenzionalmente spazi a minore visibilità come le newsletter di Substack per favorire la profondità argomentativa, la costruzione di comunità e la sostenibilità economica, mitigando al contempo i vincoli e l'ostilità delle piattaforme ad alta visibilità come Instagram.

Autori originali: Alessia Pensabene

Pubblicato 2026-08-18
📖 7 min di lettura🧠 Approfondimento

Autori originali: Alessia Pensabene

Articolo originale sotto licenza CC BY 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/). Questa è una spiegazione generata dall'IA dell'articolo qui sotto. Non è stata scritta né approvata dagli autori. Per precisione tecnica, consulta l'articolo originale. Leggi il disclaimer completo

Nell'era digitale, spesso assumiamo che essere visti sia l'obiettivo ultimo. Che si tratti di social media o di vita pubblica, la convinzione prevalente è che più occhi su un messaggio lo rendano più potente. Questa idea ha plasmato il nostro modo di intendere l'influenza, suggerendo che il modo migliore per cambiare le menti o costruire un movimento sia raggiungere il maggior numero possibile di persone. Tuttavia, questa supposizione trascura una realtà cruciale: la visibilità non è solo una quantità da accumulare, ma una complessa relazione tra rischi e ricompense. Per le persone che cercano di condividere idee politiche, specialmente quelle che affrontano temi sensibili o controversi, essere costantemente visibili può attirare molestie, costringere a semplificare i propri argomenti e sottoporre al controllo delle imprevedibili regole degli algoritmi che decidono chi debba essere visto. Ciò crea una tensione in cui lo strumento stesso utilizzato per diffondere un messaggio può anche mettere in pericolo il messaggero o diluire il messaggio stesso.

Uno studio recente esplora come un gruppo specifico di donne in Italia stia navigando questa tensione. Si tratta di creatrici di contenuti femministi che utilizzano le proprie piattaforme personali per discutere di uguaglianza di genere, violenza e giustizia sociale. Esse occupano uno spazio unico, agendo contemporaneamente come educatrici, attiviste e figure pubbliche. Invece di cercare di massimizzare la propria portata su ogni fronte, queste donne stanno sperimentando una strategia diversa. Stanno imparando che, a volte, essere meno visibili non è un fallimento, ma una scelta deliberata e potente. Spostando parti del loro lavoro in spazi dove meno persone possono vedere, stanno trovando modi per parlare più profondamente, costruire comunità più forti e proteggere se stesse dalle pressioni del riflettore digitale.

La ricerca, condotta da una studiosa della Scuola Normale Superiore, si è concentrata su sette creatrici di contenuti femministi italiane che hanno costruito un seguito significativo su Instagram, una piattaforma nota per la sua natura frenetica, ricca di immagini e altamente pubblica. Queste creatrici hanno tipicamente tra i 50.000 e i 365.000 follower su tale piattaforma. Tuttavia, lo studio ha notato qualcosa di interessante: molte di queste stesse donne gestiscono anche delle newsletter su una piattaforma diversa chiamata Substack. A differenza di Instagram, dove i contenuti sono progettati per essere scorsi rapidamente e condivisi ampiamente, una newsletter viene inviata direttamente all'email di un abbonato. È uno spazio più silenzioso, spesso con un pubblico più piccolo, dove il contenuto può essere più lungo, dettagliato e personale. La ricercatrice ha trascorso un anno osservando come queste donne utilizzino entrambi gli spazi, esaminando i loro post, le loro newsletter e il modo in cui parlano delle loro scelte.

I risultati rivelano che queste creatrici non stanno semplicemente abbandonando Instagram. Al contrario, lo trattano come un hub per introdurre le proprie idee, utilizzando la newsletter come luogo per svilupparle. Su Instagram, una creatrice potrebbe pubblicare una critica breve e incisiva a una politica governativa o a un evento di attualità. Questo post è progettato per attirare l'attenzione e incoraggiare le persone a cliccare su un link. Quel link conduce alla newsletter, dove la stessa creatrice scrive un saggio lungo e ponderato spiegando la storia dell'나 questione, le sfumature dell'argomento e le storie personali dietro la politica. Questa è una divisione strategica del lavoro. La piattaforma pubblica serve come cartellone pubblicitario per annunciare l'argomento, mentre lo spazio a bassa visibilità serve come aula o incontro comunitario, dove avviene il vero lavoro di comprensione.

Una delle scoperte più sorprendenti è che per più della metà delle donne studiate, questa strategia ha portato a un ritiro parziale o completo da Instagram. Alcune creatrici hanno smesso del tutto di pubblicare lì perché le regole della piattaforma sembravano non rispondenti alle loro segnalazioni di molestie o discorsi d'odio. Altre hanno trovato il ritmo della creazione di contenuti insostenibile, sentendo che la richiesta di aggiornamenti costanti e performativi fosse estenuante. In alcuni casi, hanno riferito che quando cercavano di parlare delle proprie esperienze di molestie, la piattaforma restringeva effettivamente i loro account, silenziandole di fatto. Per queste donne, passare a una newsletter non significava nascondersi, ma trovare uno spazio in cui potessero parlare senza il timore di essere zittite o attaccate. Hanno scoperto che in questi spazi più tranquilli potevano discutere teorie complesse, condividere vulnerabilità personali e costruire un senso di fiducia con i propri lettori che è difficile ottenere nel caos di un feed pubblico.

Lo studio evidenzia anche come queste creatrici gestiscano i rischi di essere una figura politica visibile. Quando una donna si esprime su Instagram, è spesso trattata come un bersaglio individuale per critiche. La ricerca mostra che molte di queste creatrici sono acute nel percepire questa "individualizzazione", dove il sistema premia una singola persona per avere opinioni forti ma l'espone ad attacchi personali. Per contrastare ciò, alcune delle donne nello studio utilizzano le loro newsletter per spostare il focus da sé stesse a un "noi" collettivo. Inquadrano la loro scrittura come parte di una lotta condivisa, invitando i lettori a vedere se stessi come parte di una comunità piuttosto che solo come un pubblico per una celebrità. Questo approccio aiuta loro di mantenere la propria agenzia politica senza sopportare tutto il peso di essere l'unico volto del movimento.

Un altro risultato chiave è che il valore di questi spazi a bassa visibilità non riguarda solo la sicurezza, ma la qualità della conversazione. Nella newsletter, le creatrici possono scrivere di argomenti troppo complessi per un breve video o una didascalia di una foto. Possono spiegare concetti difficili, come termini psicologici specifici o quadri giuridici, in un modo che rispetti l'intelligenza del lettore. Possono anche costruire una relazione basata sul sostegno reciproco piuttosto che sulle metriche di like e visualizzazioni. Alcune di queste newsletter sono gratuite, mentre altre hanno un livello a pagamento, ma il denaro è spesso secondario rispetto all'obiettivo di sostenere il lavoro. La motivazione primaria è creare uno spazio in cui le idee possano essere sviluppate pienamente, libere dalla pressione di performare per un algoritmo.

La ricerca suggerisce che questo approccio rappresenti un cambiamento nel modo in cui funziona l'influenza politica online. Sfida la comune convinzione che un pubblico più vasto sia sempre migliore. Al contrario, mostra che un pubblico più piccolo e impegnato può essere più efficace per certi tipi di lavoro politico. Le creatrici nello studio non stanno cercando di raggiungere tutti; stanno cercando di raggiungere le persone giuste, nel modo giusto, al momento giusto. Trattano la visibilità come una risorsa da gestire, non solo come un obiettivo da inseguire. Distribuendo la loro comunicazione attraverso diverse piattaforme, sono in grado di dire cose diverse a gruppi diversi, proteggendo il proprio benessere pur continuando a avere un impatto significativo.

Questo studio non sostiene che Instagram sia inutile o che tutte le creatrici politiche debbano lasciarlo. Infatti, per la maggior parte delle donne osservate, Instagram rimane il punto di partenza dove hanno costruito per la prima volta il loro riconoscimento pubblico. È il luogo dove vengono scoperte. Ma la ricerca sostiene che il vero approfondimento del loro lavoro politico avvenga altrove. La capacità di muoversi tra una piattaforma ad alta visibilità e una a bassa visibilità permette loro di essere flessibili. Possono usare la portata di Instagram per attirare l'attenzione su un problema, e poi usare la profondità della newsletter per favorire la comprensione e la comunità. Questa strategia permette loro di mantenere la propria indipendenza dalle regole rigide di una singola piattaforma.

In definitiva, il documento dipinge un quadro di attivismo digitale più sfumato e resiliente di quanto spesso ritratto. Mostra che per queste creatrici femministe italiane, il potere politico non deriva dall'avere il maggior numero di follower, ma dall'avere la libertà di scegliere come e dove essere viste. Hanno trovato un modo per usare gli strumenti dell'economia digitale per costruire spazi che non siano definiti dal bisogno di costante attenzione. Abbracciando una minore visibilità, creano ambienti in cui le idee complesse possono crescere, dove le comunità possono formarsi senza la minaccia di un immediato contraccolpo, e dove il lavoro del femminismo può continuare anche quando la luce dei riflettori viene attenuata. Questo approccio offre un nuovo modo di pensare all'influenza nell'era digitale, suggerendo che, a volte, la cosa più potente che una voce possa fare è parlare con calma, a pochi, con grande chiarezza.

Sommerso dagli articoli nel tuo campo?

Ricevi digest giornalieri degli articoli più recenti corrispondenti alle tue parole chiave di ricerca — con riassunti tecnici, nella tua lingua.

Prova Digest →