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Refill patterns, dispensing adherence and potential waste in medical cannabis: a retrospective observational study at an Italian Regional Centre

Questo studio osservazionale retrospettivo condotto in un centro regionale italiano rivela che, sebbene la maggioranza delle dispensazioni di cannabis medicinale non abbia mostrato uno spreco stimato, persiste una significativa perdita economica dovuta a fattori strutturali quali i volumi di preparazione standardizzati e i periodi di validità limitati, piuttosto che esclusivamente alla mancata aderenza del paziente.

Autori originali: Eugenia Verzolini, Pasquale Citro, Andrea Fanciulli, Francesca Vagnoni, Laura Marzi, Deborah Ramini, Nicolas Marzano, Massimo Nabissi, Pietro Ferroni, Luisa Borgia, Massimo Di Muzio

Pubblicato 2026-08-27
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Autori originali: Eugenia Verzolini, Pasquale Citro, Andrea Fanciulli, Francesca Vagnoni, Laura Marzi, Deborah Ramini, Nicolas Marzano, Massimo Nabissi, Pietro Ferroni, Luisa Borgia, Massimo Di Muzio

Articolo originale sotto licenza CC BY 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/). Questa è una spiegazione generata dall'IA dell'articolo qui sotto. Non è stata scritta né approvata dagli autori. Per precisione tecnica, consulta l'articolo originale. Leggi il disclaimer completo

In Italia, la cannabis medica è un trattamento attentamente regolamentato, utilizzato quando i farmaci standard non riescono a gestire condizioni difficili come il dolore cronico severo, la rigidità muscolare derivante dalla sclerosi multipla o la nausea causata dalla terapia oncologica. A differenza delle pillole prodotte in fabbrica, questi trattamenti vengono spesso preparati a mano nelle farmacie ospedaliere per adattarsi ai bisogni specifici di ogni paziente. Poiché la forza e la quantità di medicinale devono essere personalizzate per l'individuo, i medici spesso iniziano con una dose molto piccola e la aumentano lentamente nel tempo. Una volta che il paziente porta a casa il proprio flacone, tuttavia, il sistema sanitario perde traccia di quanto venga effettivamente utilizzato. Il medicinale non può essere restituito alla farmacia se non è terminato e, se un paziente interrompe l'assunzione o cambia dose, il liquido rimanente viene scartato. Questo crea un rompicapo per gli ospedali: devono fornire abbastanza medicina per garantire la sicurezza dei pazienti, ma vogliono anche evitare di sprecare risorse costose che potrebbero rimanere inutilizzate in un armadietto dei medicinali.

I ricercatori di un centro regionale nella regione Marche, in Italia, hanno deciso di esaminare da vicino questo rompicapo. Hanno esaminato le registrazioni di ogni dispensazione di cannabis medica effettuata presso la loro struttura durante tutto l'anno 2025. Il loro obiettivo non era spiare i pazienti, ma comprendere le modalità con cui le persone tornavano a ritirare altro medicinale. Confrontando la data in cui un paziente avrebbe dovuto tornare in base alla sua dose giornaliera prescritta con la data effettiva del suo ritorno, il team ha potuto vedere se i pazienti ritiravano i rifornimenti in anticipo, in ritardo o esattamente nei tempi previsti. Hanno utilizzato questa tempistica per stimare quanto medicinale potesse essere rimasto inutilizzato e sprecato alla fine di ogni ciclo di trattamento. Hanno anche calcolato il costo finanziario di questo potenziale spreco, osservando quanto denaro il servizio sanitario regionale stesse perdendo in medicinali che venivano dispensati ma mai utilizzati.

Lo studio ha analizzato 1.233 dispensazioni che coinvolgevano 372 pazienti. La maggior parte di questi pazienti erano donne e la stragrande maggioranza veniva trattata per dolore cronico. Quando i ricercatori hanno esaminato la tempistica dei rifornimenti, hanno scoperto che quasi la metà dei pazienti ritirava il flacone successivo più di dieci giorni prima del necessario teorico. Circa un quarto tornava con più di dieci giorni di ritardo, mentre gli altri arrivavano regolarmente o presentavano schemi irregolari che suggerivano l'interruzione del trattamento. Sorprendentemente, il team ha scoperto che i pazienti più costanti, che arrivavano esattamente quando previsto, erano proprio quelli che generavano la maggiore quantità di potenziale spreco. In media, questi pazienti "aderenti" avevano quasi venti millilitri di medicina extra rimasta per flacone, il che si traduceva in un costo medio per visita più elevato rispetto a quelli che arrivavano in ritardo o in anticipo.

Il tipo di medicinale ha giocato un ruolo fondamentale nel determinare quanto veniva sprecato. Mentre alcuni flaconi preparati su misura e personalizzati risultavano in pochissimo eccesso, le formule standard creavano avanzi più significativi. Una specifica tipologia di preparazione, nota come FM2, è stata responsabile della quota maggiore dello spreco finanziario totale, ammontando a quasi seimila euro, semplicemente perché veniva prescritta con grande frequenza. Un altro tipo, il Bedrocan, presentava il più alto spreco medio per singolo flacone, ma poiché veniva prescritto meno spesso, il suo impatto totale sul budget era inferiore. In totale, i ricercatori hanno stimato che lo spreco potenziale nell'intero anno fosse di poco superiore ai diecimila euro. Hanno osservato che in circa due terzi di tutti i casi non c'era alcuno spreco stimato, ma i casi rimanenti comportavano quantità sostanziali di liquido inutilizzato.

Le conclusioni suggeriscono che il problema dello spreco non sia causato dai pazienti che dimenticano di prendere il loro medicinale o che non seguono le istruzioni. Invece, il problema sembra essere intrinseco al modo in cui il trattamento viene erogato. Poiché il medicinale viene spesso preparato in volumi fissi che non corrispondono perfettamente alla bassa o variabile dose giornaliera del paziente, un flacone potrebbe contenere più liquido di quanto il paziente possa utilizzare prima della sua scadenza. Anche quando un paziente segue perfettamente il programma, può comunque ritrovarsi con un flacone troppo grande per le sue attuali necessità. I ricercatori concludono che ridurre questo spreco non deriverà dal cercare di cambiare il comportamento dei pazienti, ma dall'aggiustare il sistema stesso. Adattando meglio il volume del medicinale alla dose giornaliera effettiva e migliorando la comunicazione tra medici e farmacisti, gli ospedali potrebbero fornire lo stesso livello di cura riducendo significativamente la quantità di medicinale che rimane inutilizzato.

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