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A study of GenAI usage by Design Students Analysis of Survey Results and Journals of AI practices at the Politecnico di Milano in 2025/2026

Uno studio 2025/2026 condotto sugli studenti di design del Politecnico di Milano rivela che, sebbene la GenAI venga utilizzata frequentemente nelle fasi iniziali dei progetti, gli studenti mantengono un senso di proprietà e creatività verificando criticamente e incrementando i risultati dell'IA piuttosto che affidarsi ad essi ciecamente.

Autori originali: Stefana Broadbent

Pubblicato 2026-07-21
📖 6 min di lettura🧠 Approfondimento

Autori originali: Stefana Broadbent

Articolo originale sotto licenza CC BY 4.0 (http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/). Questa è una spiegazione generata dall'IA dell'articolo qui sotto. Non è stata scritta né approvata dagli autori. Per precisione tecnica, consulta l'articolo originale. Leggi il disclaimer completo

Immaginate il mondo del design come un enorme e frenetico cantiere edile. Prima che venga posato un singolo mattone o montata una singola trave, gli architetti devono passare ore a scavare tra montagne di progetti, studiare il terreno e parlare con le persone che vivranno nell'edificio. Questo "scavare" si chiama ricerca, ed è la fondamenta di ogni grande creazione. Ora, immaginate che un nuovo tipo di assistente robotico, super veloce e super intelligente, sia appena arrivato sul cantiere. Questo robot, alimentato dall'Intelligenza Artificiale Generativa (o GenAI, per brevità), può leggere migliaia di libri in un secondo, riassumere rapporti complessi e persino abbozzare idee sơfte. La grande domanda che tutti si pongono non è solo "Il robot può fare il lavoro?", ma "L'uso del robot fa sentire l'architetto come se non fosse più il vero creatore?". E, cosa più importante, il robot aiuta l'architetto a costruire una casa migliore, o rende solo il processo più veloce senza insegnargli nulla? Questo è esattamente il mistero che un team di ricercatori del Politecnico di Milano ha deciso di risolvere osservando come gli studenti di design utilizzano questi assistenti digitali.

I ricercatori, guidati da Stefana Broadbent, hanno deciso di sbirciare dietro le quinte dell'anno scolastico 2025/2026 per vedere cosa stesse realmente accadendo. Non si sono limitati a chiedere agli studenti se usassero l'IA; hanno chiesto come la usassero, quando la usassero e se sentissero che le proprie idee venissero rubate dalla macchina. Hanno intervistato 280 studenti di design e hanno chiesto a una classe specifica di 100 studenti magistrali di tenere un diario dettagliato del proprio utilizzo dell'IA durante un progetto sulla scarsità idrica in Sicilia.

Ecco cosa hanno scoperto, ed è un po' una sorpresa.

Il Robot è un Assistente alla Ricerca, non una Bacchetta Magica
Gli studenti usano la GenAI come un bibliotecario e un editor super potenziati, ma tengono la "magia" principalmente per sé. I dati mostrano che gli studenti utilizzano questi strumenti intensamente nelle fasi iniziali di un progetto: trovare informazioni, riassumere articoli lunghi, fare brainstorming di idee e correggere la grammatica. È come avere un amico che può leggere un libro di 500 pagine in cinque minuti e dirti i punti principali, o che può tradurre istantaneamente un documento in lingua straniera.

Tuttavia, quando si tratta della vera "creazione" del design — come generare immagini, scrivere codice o costruire prototipi — gli studenti sono sorprendentemente cauti. Infatti, meno di un terzo degli studenti ha dichiarato di usare l'IA per generare immagini o musica. Non stanno lasciando che il robot dipinga il quadro; lo usano per trovare le foto di riferimento e poi dipingono loro stessi.

La Regola del "Fidati ma Verifica"
Una delle scoperte più interessanti è che gli studenti non si fidano ciecamente del robot. Anzi, sono piuttosto scettici. Circa il 65% degli studenti ha dichiarato di non fidarsi completamente delle risposte dell'IA e ben l'85% ha affermato di modificare e cambiare sistematicamente ciò che l'IA produce prima di utilizzarlo.

Pensate a questo: l'IA è un tirocinante molto veloce e molto loquace, desideroso di compiacere, ma che a volte inventa cose o sbaglia i dettagli. Gli studenti trattano l'IA come un generatore di bozze iniziali. Chiedono all'interne: "Ehi, dammi una lista di fonti", e l'interne consegna una pila di fogli. Ma lo studente controlla immediatamente ogni singolo foglio per assicurarsi che sia reale e pertinente. Non si limitano a copiare e incollare il lavoro dell'interne; lo usano come punto di partenza per costruire qualcosa di meglio. Questo costante controllo e modifica significa che gli studenti sentono di essere ancora i capitani della nave, che ne dirigono la rotta anche se l'IA li sta aiutando a remare.

Creatività e Proprietà: Ancora al Sicuro
Forse la preoccupazione più grande per insegnanti e genitori è che l'uso dell'IA faccia sentire gli studenti meno creativi o come se non fossero i proprietari dei propri progetti. Lo studio suggerisce che questa paura potrebbe essere esagerata, almeno per ora. Solo il 31% degli studenti ha percepito che l'uso dell'IA facesse sentire meno creativo o che avesse perso la proprietà del proprio lavoro.

Gli studenti sembrano aver trovato un punto di equilibrio. Usano l'IA per velocizzare le parti noiose e che richiedono tempo della ricerca — come trovare articoli o trascrivere interviste — così da poter dedicare più tempo alle parti che richiedono il giudizio umano, come interpretare il significato di quelle interviste o decidere come risolvere il problema. Poiché stanno svolgendo il lavoro pesante del pensare e del decidere, si sentono ancora i veri autori dei loro progetti. L'IA è uno strumento che rende le cose più veloci e facili, ma non sta sostituendo il cervello dello studente.

Il Diario della "Acqua in Sicilia"
Per guardare più da vicino, i ricercatori hanno chiesto a un gruppo di studenti che lavoravano su un progetto relativo alla scarsità d'acqua in Sicilia di tenere un diario. Questi diari hanno confermato i risultati del sondaggio. Gli studenti hanno usato l'IA per fare brainstorming su domande di ricerca, trovare rapporti governativi difficili da reperire e riassumere lunghi articoli accademici. Hanno persino usato l'IA per trascrivere interviste con agricoltori locali. Ma quando si è trattato dell'analisi vera e propria — capire perché l'acqua fosse scarsa e cosa fare al riguardo — gli studenti hanno preso il comando. Non hanno chiesto all'IA di risolvere il problema; hanno chiesto aiuto per raccogliere gli indizi.

Cosa Significa per il Futuro?
Lo studio suggerisce che gli studenti di design stiano diventando "sperimentatori riflessivi". Non usano l'IA solo perché è di moda; stanno capendo esattamente dove si inserisce nel loro processo creativo. Usano l'IA per liberare il sentiero in modo da poter correre più velocemente, ma sono ancora loro a correre la gara.

Tuttavia, i ricercatori avvertono che questo equilibrio è delicato. Se gli studenti diventano troppo abituati al fatto che l'IA faccia la ricerca al posto loro, potrebbero smettere di imparare come scavare a fondo nelle informazioni da soli. Lo studio pone una grande domanda agli insegnanti: come facciamo a garantire che gli studenti continuino a dare valore al duro lavoro della ricerca, anche quando un robot può farlo in un lampo? La risposta potrebbe essere quella di insegnare agli studenti non solo come usare gli strumenti, ma come costruire i propri strumenti personalizzati, trasformandoli da consumatori passivi di IA in creatori attivi dei propri assistenti digitali.

In breve, gli studenti di design del 2025/2026 non stanno lasciando che l'IA prenda il comando. La usano come un potente co-pilota, controllando la sua mappa, correggendo la sua rotta e assicurandosi che siano ancora loro a decidere dove debba andare il viaggio.

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