Perceptual versus motor awareness of explicit contributions to visuomotor adaptation
Questo studio dimostra che, sebbene la consapevolezza percettiva e quella motoria della rotazione viscomotoria siano correlate ed equivalenti per rotazioni ampie (50°), esse divergono per rotazioni piccole (30°), dove i partecipanti riportano una consapevolezza percettiva nonostante mostrino una consapevolezza motoria significativamente ridotta.
Articolo originale sotto licenza CC BY 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/). Questa è una spiegazione generata dall'IA di un preprint non sottoposto a revisione paritaria. Non è un consiglio medico. Non prendere decisioni sulla salute basandoti su questo contenuto. Leggi il disclaimer completo
Il cervello umano è un maestro dell'adattamento. Quando impari a guidare un'auto con un rapporto di sterzata diverso, o quando indossi un paio di occhiali che spostano la tua visione del mondo, il tuo corpo impara infine a compensare. Questa capacità, nota come adattamento, ci permette di mantenere i nostri movimenti precisi anche quando le regole del nostro ambiente cambiano. Ma un interrogativo persistente nello studio di come ci muoviamo è se siamo consapevoli consciamente di questi aggiustamenti mentre avvengono. Sappiamo, nella nostra mente, di stare correggendo uno spostamento? O la correzione avviene automaticamente, al di sotto del livello del nostro pensiero conscio, mentre la nostra mente rimane ignara dei cambiamenti specifici che i nostri muscoli stanno compiendo? Comprendere la differenza tra ciò che sentiamo stia accadendo e ciò che il nostro corpo sta effettivamente facendo aiuta gli scienziati a mappare i sistemi separati che controllano la nostra percezione e le nostre azioni.
In un esperimento recente, i ricercatori si sono posti l'obiettivo di testare questo divario tra sentire e fare. Hanno chiesto ai partecipanti di raggiungere dei bersagli su uno schermo indossando un equipaggiamento che alterava il feedback visivo dei movimenti delle loro mani. Nello specifico, i ricercatori hanno ruotato il cursore che rappresentava la posizione della mano sullo schermo, costringendo i partecipanti ad aggiustare l'angolo di raggiungimento per colpire il bersaglio. Lo studio ha coinvolto due gruppi di persone: un gruppo ha affrontato una grande rotazione di 50 gradi, mentre l'altro ha affrontato una rotazione minore di 30 gradi. Dopo che i partecipanti si sono adattati a questi spostamenti, i ricercatori hanno utilizzato due metodi diversi per misurare la loro consapevolezza. In primo luogo, hanno chiesto ai partecipanti di riferire ciò che percepivano riguardo alla rotazione, chiedendo essenzialmente: "Cosa hai visto?". In secondo luogo, hanno utilizzato una tecnica di test specifica per misurare la consapevolezza motoria, che determinava quanto della correzione i partecipanti potessero controllare consciamente quando erano chiamati a raggiungere il bersaglio senza l'ausilio visivo.
I risultati hanno mostrato una netta divisione a seconda della dimensione della rotazione. Per il gruppo che affrontava lo spostamento maggiore di 50 gradi, la percezione riportata dai partecipanti sulla rotazione corrispondeva alla loro consapevolezza motoria. Sapevano di vedere uno spostamento e i loro corpi dimostravano che sapevano come correggerlo; i due tipi di consapevolezza erano collegati e procedevano all'unisono. Tuttavia, la storia cambia per il gruppo che affrontava lo spostamento minore di 30 gradi. Questi partecipanti hanno riferito di essere consapevoli della rotazione visiva, eppure la loro consapevolezza motoria era significativamente più bassa. Quando testati sulla loro capacità di controllare consciamente la correzione nel loro movimento di raggiungimento, mostravano molta meno consapevolezza di quella che dichiaravano di avere. Inoltre, per questo spostamento minore, non c'era alcuna connessione significativa tra ciò che dicevano di vedere e come il loro sistema motorio rispondeva effettivamente.
Questi risultati suggeriscono che per i piccoli cambiamenti nel nostro mondo visivo, il modo in cui percepiamo uno spostamento e il modo in cui il nostro corpo si adatta ad esso sono gestiti da processi differenti. Il cervello può registrare un cambiamento visivo e dirci che ne siamo consapevoli, mentre il sistema motorio compie silenziosamente gli aggiustamenti necessari senza la nostra conoscenza conscia della specifica correzione. Lo studio indica che la consapevolezza percettiva di una rotazione visuo-motoria non si traduce sempre in consapevolezza motoria durante i compiti di raggiungimento, in particolare quando la rotazione è piccola. Ciò implica che la nostra esperienza conscia di un evento e gli aggiustamenti automatici che il nostro corpo compie per navigare in quell'evento possono operare su binari separati, con uno che sa più dell'altro.
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