Differential effects of hypnotizability on visuomotor adaptation and sequential motor learning
Questo studio dimostra che una maggiore ipnotizzabilità è associata a una ridotta precisione visuomotoria durante la perturbazione ma non compromette l'adattamento visuomotorio complessivo o l'apprendimento motorio sequenziale, suggerendo meccanismi neurali distinti che coinvolgono asimmetrie funzionali cerebellari ed emisferiche.
Articolo originale sotto licenza CC BY 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/). Questa è una spiegazione generata dall'IA di un preprint non sottoposto a revisione paritaria. Non è un consiglio medico. Non prendere decisioni sulla salute basandoti su questo contenuto. Leggi il disclaimer completo
Il corpo umano è un maestro di adattamento. Quando allungate la mano per prendere una tazza di caffè, il vostro cervello non si limita a inviare un comando al braccio; esso prevede costantemente dove andrà la mano e confronta quella previsione con ciò che gli occhi e i muscoli percepiscono realmente. Se la tazza viene spostata inaspettatamente, il cervello ricalibra istantaneamente il movimento per correggere l'errore. Questo processo, noto come adattamento sensimotorio, si basa pesantemente su una piccola struttura rugosa situata nella parte posteriore del cervello chiamata cervelletto. In parallelo, il cervello apprende sequenze complesse di azioni, come digitare sulla tastiera o suonare uno strumento musicale, attraverso un set diverso di circuiti che collegano la superficie esterna del cervello con strutture profonde coinvolte nella formazione delle abitudini. Sebbene questi due sistemi di apprendimento lavorino insieme nella vita quotidiana, essi sono distinti. Gli scienziati si sono a lungo chiesti se le differenze individuali nel modo in cui i nostri cervelli sono cablati possano influenzare un sistema più dell'altro. Una di queste differenze è un tratto chiamato ipnotizzabilità. Non si tratta di essere controllati da un artista di scena, ma piuttosto di una variazione naturale e stabile nel modo in cui la mente e il corpo di una persona rispondono ai suggerimenti. Alcune persone sono altamente reattive, altre meno. La ricerca ha già dimostrato che le persone altamente ipnotizzabili presentano sottili differenze nelle dimensioni e nella forma del loro cervelletto, il che potrebbe spiegare perché talvolta hanno difficoltà con l'equilibrio o la precisione del puntamento quando l'input visivo viene alterato.
Un team di ricercatori dell'Università di Pisa e dell'Université Claude Bernard Lyon 1 si è posto l'obiettivo di vedere se questo tratto crei una "personalità divisa" nell'apprendimento motorio. Volevano sapere se le persone altamente ipnotizzabili avrebbero avuto difficoltà con lo stile di adattamento rapido basato sulla correzione dell'errore, pur essendo in grado di apprendere sequenze lente e ripetitive altrettanto bene di tutti gli altri. Per scoprirlo, hanno reclutato trentatré adulti sani e hanno prima misurato la loro ipnotizzabilità utilizzando una scala standard che prevede il seguire una serie di semplici suggerimenti, come immaginare che una mano sia incollata a un tavolo o che un odore sia sgradevole. In base ai punteggi ottenuti, i ricercatori hanno diviso i partecipanti in due gruppi: un gruppo con ipnotizzabilità da media ad alta e un gruppo con ipnotizzabilità da bassa a media. Lo studio si è svolto in una stanza silenziosa e poco illuminata per garantire che le distrazioni esterne non interferissero con le misurazioni.
Il primo test è stato un compito di adattamento visuo-motorio. I partecipanti sedevano davanti a uno schermo del computer e usavano un joystick con la mano non dominante per muovere un cursore verso un bersaglio. All'inizio, il cursore si muoveva esattamente come il joystick. Poi, i ricercatori hanno introdotto un imprevisto: hanno ruotato il feedback visivo. Quando un partecipante muoveva il joystick verso destra, il cursore sullo schermo sembrava muoversi di venti gradi verso sinistra, o viceversa. Ai partecipanti è stato chiesto di muovere la mano per colpire il bersaglio con la massima precisione e velocità possibile, il che richiedeva di imparare a compensare la rotazione visiva. Hanno eseguito centinaia di questi movimenti e i ricercatori hanno tracciato quante volte colpivano il bersaglio e quanto fosse rettilinea la loro traiettoria. I risultati hanno mosto che entrambi i gruppi hanno infine imparato a compensare la rotazione e a colpire il bersaglio con ritmi simili. Tuttavia, un esame più attento della traiettoria percorsa dalle loro mani ha rivelato una differenza. I partecipanti altamente ipnotizzabili compivano deviazioni più ampie ed erratiche rispetto a una linea retta, particolarmente quando il feedback visivo era ruotato verso destra. Riuscivano a colpire il bersaglio, ma il loro percorso era meno preciso. Durante questo compito, i ricercatori hanno anche monitorato la frequenza cardiaca e la conduttanza cutanea dei partecipanti, che sono indicatori del livello di stress o di allerta del corpo. Hanno scoperto che, man mano che i partecipanti praticavano, i loro corpi mostravano un modello di crescente allerta seguito da un ritorno alla calma, suggerendo che il cervello stesse lavorando attivamente per padroneggiare le nuove regole, indipendentemente dall'ipnotizzabilità.
Successivamente, i partecipanti sono passati a un compito di apprendimento motorio sequenziale. Questa volta, hanno usato la mano non dominante per digitare una specifica sequenza di otto dita su una tastiera il più velocemente e accuratamente possibile. Hanno ripetuto questa sequenza per dieci blocchi da trenta secondi ciascuno. A differenza del compito precedente, qui non c'erano trucchi visivi o rotazioni; l'obiettivo era semplicemente diventare più veloci e precisi nello stesso schema ripetitivo. In questo scenario, il gruppo altamente ipnotizzabile è stato performante quanto il gruppo a bassa ipnotizzabilità. Entrambi hanno appreso la sequenza e hanno migliorato la loro velocità nel tempo. L'unica differenza è stata che i partecipanti altamente ipnotizzabili si sono mossi leggermente più lentamente nel complesso. La loro frequenza cardiaca e la loro conduttanza cutanea sono rimaste stabili e non sono cambiate molto tra i due gruppi, indicando che questo tipo di apprendimento ripetitivo non ha innescato gli stessi cambiamenti fisiologici osservati nel compito di adattamento.
Lo studio conclude che l'ipnotizzabilità non rende una persona generalmente incapace di apprendere le abilità motorie. Al contrario, essa influenza tipi specifici di apprendimento in modi differenti. Gli individui altamente ipotetizzabili hanno mostrato una ridotta capacità di affinare i propri movimenti quando il feedback sensoriale era distorto, un compito che si affida al cervelletto. Ciò concorda con le precedenti scoperte che indicano come il loro cervelletto presenti caratteristiche fisiche leggermente diverse. Tuttavia, quando si è trattato di apprendere una sequenza ripetitiva, che dipende maggiormente dalle connessioni tra la parte esterna e la parte profonda del cervello, hanno ottenuto prestazioni pari a quelle di tutti gli altri, anche se con una velocità leggermente inferiore. I ricercatori suggeriscono che queste differenze non siano dovute a una mancanza di sforzo o di attenzione, ma riflettano il modo in cui il cervello elabora naturalmente i comandi motori e le informazioni sensoriali. I risultati rafforzano l'idea che il cervello non sia una macchina singola e uniforme, ma una collezione di sistemi specializzati che possono essere influenzati da tratti psicologici profondi. Comprendendo il modo in cui questi tratti plasmano la nostra capacità di adattarci e apprendere, gli scienziati possono mappare meglio la complessa relazione tra mente, corpo e ambiente.
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