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Assessment of Risk Management and Delay Mitigation Strategies in Water Infrastructure Projects: Lessons from the Hargeisa Water Supply Expansion Project

Questo articolo analizza la gestione del rischio e la mitigazione dei ritardi nel Progetto di Espansione dell'Approvvigionamento Idrico di Hargeisa per dimostrare che strategie efficaci negli stati fragili e post-conflitto richiedono di andare oltre i convenzionali quadri tecnici per affrontare la fragilità istituzionale, i fallimenti degli appaltatori e le dinamiche socio-politiche attraverso una governance adattiva e meccanismi di coordinamento su misura.

Autori originali: Ayan Adani

Pubblicato 2026-09-15
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Autori originali: Ayan Adani

Articolo originale sotto licenza CC BY 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/). Questa è una spiegazione generata dall'IA dell'articolo qui sotto. Non è stata scritta né approvata dagli autori. Per precisione tecnica, consulta l'articolo originale. Leggi il disclaimer completo

Nel mondo delle grandi costruzioni, realizzare un sistema idrico è raramente solo una questione di scavare trincee e posare tubature. È una danza complessa di denaro, materiali e organizzazione umana, dove il successo di un progetto dipende tanto dalla stabilità del governo che paga i conti quanto dalla resistenza del cemento. Quando un paese è stabile, gli ingegneri possono fare affidamento su regole standard: sanno chi firma gli assegni, sanno che le leggi saranno rispettate e possono prevedere quanto tempo occorrerà affinché i materiali arrivino. Ma nei luoghi in cui il governo è fragile, dove i confini sono contesi e dove la popolazione cresce più velocemente di quanto chiunque possa pianificare, quelle regole standard spesso saltano. Questa è la realtà per molte comunità nel Corno d'Africa, dove il bisogno di acqua pulita è urgente, ma il percorso per fornirla è bloccato da un mix unico di incertezza politica, lacune finanziarie e rapido cambiamento demografico. Comprendere come costruire sistemi idrici in questi ambienti difficili non è solo una sfida ingegneristica; è un test per capire se una comunità può sopravvivere e prosperare quando le solite reti di sicurezza mancano.

Uno studio recente di Ayan Adani, dell'Università di Amoud, esamina da vicino una di queste lotte a Hargeisa, la capitale del Somaliland. Il Somaliland è una regione che funziona come un paese, con il proprio governo e la propria polizia, ma non è riconosciuta dal resto del mondo. Questa mancanza di riconoscimento ufficiale crea un tipo specifico di difficoltà per i progetti edilizi: le banche internazionali e le grandi imprese di costruzione spesso hanno paura di operare lì perché non possono essere sicure che i loro contratti verranno onorati. Lo studio esamina il Progetto di Espansione dell'Approvvigionamento Idrico di Hargeisa, uno sforzo massiccio finanziato dai donatori europei per riparare un sistema idrico che era stato danneggiato dalla guerra e che faticava a stare al passo con una città che era esplosa nelle dimensioni. I ricercatori volevano capire perché questo progetto, che avrebbe dovuto durare pochi anni, è finito per durarne quasi un decennio, e cosa si potesse fare diversamente in futuro. Esaminando rapporti, registri finanziari e cronologie dei progetti, l'autore ha ricostruito il quadro di come i rischi negli stati fragili siano diversi da quelli nei paesi stabili, e di come tali rischi possano essere gestiti senza aspettare che la situazione politica diventi perfetta.

La storia del progetto di Hargeisa è una storia di ripetuti ritardi e imprevisti intoppi. La popolazione della città è cresciuta da meno di 180.000 persone negli anni '70 a oltre un milione oggi, con un tasso di crescita del 5-7% ogni anno. Il sistema idrico, costruito originariamente dai cinesi negli anni '70 e danneggiato durante la guerra civile, semplicemente non riusciva a stare al passo. La prima fase principale dell'espansione, finanziata dall'Unione Europea, doveva concludersi nel 2017. Inveve, la condotta principale non è stata completata fino al 2022, un ritardo di cinque anni. La seconda fase, finanziata dalla Germania, ha affrontato un problema ancora più drammatico. L'azienda internazionale incaricata dei lavori è fallita alla fine del 2021, costringendo il progetto a fermarsi completamente mentre si cercava un nuovo appaltatore. Questo singolo evento ha aggiunto anni alla cronologia. I ricercatori hanno scoperto che questi ritardi non sono stati causati da un singolo errore, ma da una reazione a catena di problemi che si sono alimentati a vicenda.

Lo studio identifica diverse ragioni chiave per cui le cose sono andate male. Primo, l'agenzia idrica locale, che doveva gestire i progetti, era sottofinanziata e priva del personale e dei sistemi necessari per gestire contratti così grandi. Non avevano un elenco chiaro delle proprie attrezzature né un buon modo per tracciare quanta acqua veniva prodotta. Secondo, i donatori che hanno fornito i fondi avevano regole e tempistiche diverse, il che ha reso difficile la coordinazione. Terzo, la situazione politica significava che la città non poteva facilmente prendere in prestito denaro o ottenere garanzie dalle banche internazionali, lasciandola dipendente dagli aiuti esterni che potevano subire ritardi. Infine, l'ambiente stesso rappresentava una sfida. La regione soffre di siccità ricorrenti, che prosciugano le fonti d'acqua e costringono la città a fare affidamento su costosi camion dell'acqua, mentre l'arrivo rapido di persone sfollate dalle campagne ha messo ulteriore pressione sulle tubature.

I ricercatori sostengono che il modo standard di gestire i rischi di costruzione, che funziona bene nei paesi stabili, non sia sufficiente per luoghi come Hargeza. In un progetto normale, un registro dei rischi potrebbe elencare cose come "la pioggia potrebbe ritardare il lavoro" o "i prezzi dell'acciaio potrebbero aumentare". A Hargeisa, i rischi sono più profondi: il governo potrebbe non essere in grado di firmare un contratto, l'appaltatore potrebbe non avere abbastanza soldi per sopravvivere a un ritardo, o la città potrebbe crescere così velocemente che il piano diventa inutile prima ancora di essere terminato. Lo studio suggerisce che, per risolvere questo, i pianificatori dei progetti devono cambiare approccio. Invece di costruire solo tubi, devono anche costruire la capacità dell'agenzia locale di gestire il progetto. Ciò significa formare il personale locale, fornire loro gli strumenti per tracciare i propri beni e coinvolgerli nel processo di progettazione fin dall'inizio.

Uno dei risultati più interessanti del documento è che l'agenzia idrica locale era in realtà capace di svolgere il lavoro autonomamente, se dotata dell'opportunità di farlo. Mentre i grandi appaltatori internazionali faticavano e alla fine fallivano, l'agenzia locale ha costruito con successo una grande diga, la diga di Kalqoray, completandola in un tempo relativamente breve. Ciò suggerisce che il problema non fosse la mancanza di competenze locali, ma un disallineamento tra i complessi e ad alto rischio contratti utilizzati dai donatori internazionali e la realtà dell'ambiente locale. Lo studio propone che i progetti futuri debbano includere un piano di riserva in cui l'agenzia locale possa subentrare nel lavoro qualora un appaltatore esterno fallisca. Suggerisce inoltre che i donatori creino un gruppo unico per coordinare tutti i loro sforzi, in modo da non agire in direzioni opposte, e che debbano finanziare la formazione dell'agenzia locale come parte del budget di costruzione, non come un pensiero successivo.

Il documento conclude che costruire infrastrutture idriche negli stati fragili richiede un tipo diverso di pensiero. Non basta semplicemente iniettare denaro in un progetto sperando che il governo locale possa gestirlo. I rischi dell'incertezza politica, della debolezza istituzionale e della rapida crescita della popolazione devono essere affrontati direttamente nel piano. L'autore suggerisce che il modo migliore per mitigare i ritardi sia rafforzare le istituzioni locali che dovranno gestire il sistema una volta costruito. Integrando la formazione e il rafforzamento delle capacità nella fase di costruzione, e preparando la possibilità che gli appaltatori internazionali possano fallire, i donatori e i leader locali possono creare un sistema più resiliente. Il successo della diga di Kalqoray dimostra che, quando all'agenzia locale viene fornito il giusto supporto e un percorso chiaro verso la responsabilità, essa può realizzare infrastrutture complesse. La lezione per il resto del mondo è che, nei luoghi in cui le regole sono incerte, la cosa più importante da costruire non sono solo i tubi, ma le persone e i sistemi che manterranno l'acqua in movimento molto tempo dopo che le squadre di costruzione se ne saranno andate.

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