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Environmental responsibility and uneven institutional accountability in Pakistani secondary-school English textbooks

Questo studio impiega l'analisi critica del discorso sui libri di testo di inglese per le classi nono e decimo in Punjab, Pakistan, per rivelare che, sebbene i temi ambientali siano presenti, essi oscurano frequentemente la responsabilità istituzionale attraverso la nominalizzazione e una mancanza di un esplicito inquadramento della governance, fallendo così nel connettere l'etica personale con i concreti doveri regolatori e la partecipazione collettiva.

Autori originali: Irfan Abbas, Khalid Ahmed, Muhammad Nadeem Chohan, Aasia Nusrat, Ahmed Basyoni

Pubblicato 2026-09-02
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Autori originali: Irfan Abbas, Khalid Ahmed, Muhammad Nadeem Chohan, Aasia Nusrat, Ahmed Basyoni

Articolo originale sotto licenza CC BY 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/). Questa è una spiegazione generata dall'IA dell'articolo qui sotto. Non è stata scritta né approvata dagli autori. Per precisione tecnica, consulta l'articolo originale. Leggi il disclaimer completo

Per capire come una società insegni ai propri figli a prendersi cura del pianeta, bisogna guardare oltre le immagini delle foreste e gli elenchi di animali in via di estinzione. È necessario esaminare la grammatica invisibile della responsabilità. Quando un libro di testo descrive un fiume che si prosciuga, il linguaggio utilizzato può puntare il dito contro le persone o le organizzazioni specifiche che causano il problema, oppure può lasciare che l'evento accada come se fosse una forza naturale della natura, come il vento o la pioggia. Questa distinzione è cruciale perché il modo in cui parliamo dei problemi ambientali modella il modo in cui crediamo che debbano essere risolti. Se un problema viene descritto come una vaga tragedia, la soluzione sembra diventare un dovere morale personale per tutti. Se viene descritto come il risultato di azioni specifiche compiute da gruppi specifici, la soluzione diventa una questione di politica, regolamentazione e responsabilità istituzionale. Questa è la domanda centrale che i ricercatori si pongono nel campo dell'educazione ambientale: i nostri libri scolastici aiutano gli studenti a vedere la meccanica della governance, o lasciano la meccanica nascosta?

Un team di ricercatori provenienti da università pakistane e straniere si è posto l'obiettivo di indagare questa questione nel contesto delle scuole secondarie pakistane. Si sono concentrati sui libri di testo di inglese utilizzati per la nona e la decima classe nella provincia del Punjab, una regione che affronta gravi sfide ambientali come l'inquinamento atmosferico, la scarsità d'acqua e la deforestazione. I ricercatori non erano interessati a contare quante volte apparisse la parola "natura". Volevano invece vedere chi stesse facendo cosa nelle storie raccontate dai libri. Hanno trattato il testo come una mappa del potere, cercando i nomi di governi, aziende e organizzazioni. Si sono chiesti se i libri spiegassero che il danno ambientale è spesso il risultato di decisioni specifiche prese da attori specifici, o se i libri si limitassero a descrivere il danno come una condizione generale del mondo.

Per rispondere a questo, i ricercatori hanno selezionato quattro unità specifiche dai libri di testo che trattavano sostenibilità, energia rinnovabile, fauna selvatica e crescita demografica. Hanno scomposto questi testi in singole frasi e ne hanno analizzato la grammatica. Hanno cercato segni di "nominalizzazione", un processo linguistico in cui un'azione viene trasformata in una cosa statica. Per esempio, invece di dire "una fabbrica sta inquinando l'acqua", un testo potrebbe dire "l'inquinamento dell'acqua è un problema". Questo spostamento rimuove l'attore che sta inquinando. Hanno anche cercato la "forma passiva", dove il soggetto della frase è il ricevente di un'azione piuttosto che l'autore, come "le risorse vengono utilizzate", senza dire chi le stia utilizzando. Infine, hanno cercato il "quadro di governance" (governance framing), che è il segno più chiaro di responsabilità: una frase che nomina un'istituzione e descrive un'azione specifica che essa sta intraprendendo, come un governo che approva una legge o un'azienda che investe in tecnologia pulita.

L'analisi di 135 frasi distinte ha rivelato uno squilibrio sorprendente. La caratteristica più comune riscontrata è stata la trasformazione delle azioni in concetti astratti. Quasi la metà delle frasi utilizzava questa tecnica, presentando processi ambientali come "crescita", "esaurimento" o "conservazione" come se fossero oggetti sospesi nell'aria, distaccati dalle persone che li causano. Quasi altrettanto spesso, i testi descrivevano il danno ambientale senza nominare alcuna istituzione responsabile. In questi casi, il danno veniva descritto, ma il colpevole era assente. Sebbene i libri menzionassero le istituzioni in circa una frase ogni otto, questi riferimenti erano spesso solo nomi citati di passaggio. I ricercatori hanno scoperto che solo tre frasi, dall'intero insieme di 135, collegavano effettivamente un'istituzione a una specifica azione di governance, come la regolamentazione, il finanziamento o l'applicazione della legge.

Al contrario, i libri di testo erano molto bravi ad assegnare la responsabilità morale agli individui. Circa un quarto delle frasi utilizzava parole come "devono", "dovrebbero" o "essenziale" per dire agli studenti cosa dovrebbero fare. I libri esortavano frequentemente "noi", "le persone" o "la società" ad agire, creando un senso di dovere etico condiviso. Questo approccio non è intrinsecamente sbagliato; insegnare agli studenti a prendersi cura della natura è vitale. Tuttavia, lo studio suggerisce che, concentrandosi così pesantemente sull'etica personale e sui processi astratti, i libri lasciano un vuoto. Essi forniscono un forte senso di obbligo morale, ma offrono pochissima guida su come quell'obbligo si connetta ai sistemi reali che effettivamente gestiscono le risorse, applicano le leggi e finanziano le soluzioni.

I ricercatori hanno trovato eccezioni che confermano la regola. Nelle sezioni che discutevano la conservazione della fauna selvatica, i libri di testo erano molto più specifici. Nominavano organizzazioni come il World Wildlife Fund e la Snow Leopard Foundation. Spiegavano come questi gruppi lavorassero con le comunità locali e i governi per creare regolamenti, gestire licenze di caccia e distribuire denaro agli allevatori che perdevano bestiame a causa dei predatori. In questi passaggi, la catena di responsabilità era chiara: un'organizzazione agiva, una regola veniva fatta e un risultato seguiva. Allo stesso modo, le sezioni sulle energie rinnovabili dichiaravano esplicitamente che i governi e le aziende stavano investendo pesantemente in nuove tecnologie. Questi esempi dimostravano che i libri di testo erano capaci di spiegare ruoli istituzionali complessi, ma lo facevano solo in argomenti specifici. Nelle discussioni più ampie sulla pressione demografica, l'approvvigionamento alimentare e l'uso generale delle risorse, gli attori istituzionali scomparivano in gran parte, sostituiti da descrizioni passive di pressione e perdita.

Questa disomogeneità è il risultato centrale dello studio. I libri di testo non nascondono interamente l'esistenza delle istituzioni; piuttosto, le presentano in modo selettivo. Quando l'argomento è la fauna selvatica o l'investimento energetico, i libri mostrano gli ingranaggi della governance in movimento. Quando l'argomento è il degrado ambientale generale o la scarsità di risorse, gli ingranaggi sono nascosti e l'attenzione si sposta interamente sul carattere morale del lettore. I ricercatori sostengono che ciò crei una comprensione frammentata per gli studenti. Uno studente potrebbe imparare che ha il dovere di proteggere la natura, ma potrebbe non imparare che il governo ha il dovere di regolare l'inquinamento, o che un'azienda ha il dovere di gestire i propri rifiuti. Senza vedere il quadro completo, gli studenti potrebbero vedere i problemi ambientali come tragedie inevitabili o fallimenti puramente personali, piuttosto che come esiti di sistemi specifici che possono essere cambiati attraverso la politica e l'azione collettiva.

Lo studio conclude che la soluzione non è rimuovere le lezioni morali dai libri di testo. L'appello affinché gli individui si prendano cura dell'ambiente rimane importante. Inveve, i ricercatori suggeriscono che queste chiamate all'azione personale dovrebbero essere affiancate da chiare spiegazioni dei doveri istituzionali. Una frase che dice agli studenti di risparmiare acqua potrebbe essere seguita da una frase che spiega come le autorità municipali gestiscono la distribuzione dell'acqua o come le politiche agricole influenzano l'uso dell'acqua. Collegando il "noi" personale con il "loro" specifico di governo e industria, i libri di testo potrebbero aiutare gli studenti a vedere la mappa completa della responsabilità ambientale. Ciò permetterebbe loro di capire che, sebbene le scelte individuali contino, la portata della sfida richiede il potere organizzato delle istituzioni per essere efficace. L'obiettivo è passare da un curriculum che insegna agli studenti a sentirsi responsabili, a uno che insegni loro come la responsabilità sia effettivamente distribuita ed esercitata nel mondo reale.

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